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Friday, January 27th, 2006
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12:04 pm - GODO IO!
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Da bravo geek mi connetto e posto con Livewidget su una connessione wireless grazie alla mia cazzutissima Airport!
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| Sunday, October 30th, 2005
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1:18 am
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| Monday, September 26th, 2005
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3:41 pm
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La prima volta che sentii parlare del Bookcrossing
[in un articolo del Venerdì di Repubblica che ne parlava in termini
entusiastici senza però accennare all’esistenza di corsari italiani]
avevo sì e no 17 anni, e da sbarbo intrepido avevo pensato «col cazzo
che mollo un libro, piuttosto mi faccio tagliare una mano». Pochi mesi
dopo però avevo trovato il mio primo libro “liberato”, e la mia
percezione del fenomeno era mutata.[C’è da premettere che il libro
l’avevo trafugato, non trovato: stava sotto un sedile di un velivolo
Alitalia, e appena visto lo infilai dello zainetto senza nemmeno
pensare di chiedere se qualcuno l’avesse perso o dimenticato]. Quando
aprii il libro [i diari intimi di Baudelaire in edizione Mondadori, per
la cronaca] trovai, a sorpresa, l’adesivo di Bookcrossing.com. ai tempi
non ero ancora un nerd quale sono poi orgogliosamente diventato,
cosicché a) non mi sognai nemmeno di registrare il ritrovamento sul
sito [anzi, per evitare figuracce staccati l’adesivo con un lavoro
certosino di cui ancora oggi mi bullo con gli amici] e b) il libro non
lo liberai mai: troneggia nella mia libreria e viene consultato con
frequenza seconda solo al Ragazzini [il dizionario d’inglese, non la
rivista pedogay mensile]. In compenso, però, iniziai ad operare come
corsaro autarchico: da allora [stiamo parlando del 1999] al 2004 ho
liberato una decina di libri, tutti rigorosamente negli aeroporti di
Cagliari-Elmas, Fiumicino e Malpensa [tranne uno, liberato in via Dante
a Cagliari e ritrovato da me medesimo in un cestino della spazzatura lì
vicino dopo neanche mezz’ora: ma quanto si deve essere caproni per
trovare un libro su una pensilina dell’autobus e buttarlo via, magari
vantandosi del proprio senso civico?] e tutti rigorosamente in maniera
autarchica: scritta a penna “Bookcrossing” sul frontespizio con
sommarie spiegazioni e indirizzo e-mail per feedback. E-mail ne ho
ricevuta una sola, ma non posso lamentarmi, perché a fronte di 10
liberazioni conto circa 25 ritrovamenti; anche se 12 sono da ascriversi
alla fiorente comunità di corsari autarchici parigini [giusto per dire
di aver crossato, di quei 12 libri 10 sono rimasti in Francia, uno è
stato liberato su una nave della Tirrenia e “Monsieur Malaussène” di
Pennac sta ancora nella mia libreria a fianco della sua traduzione
italiana. Perché? Ma perché il v.Bas in francese sa solo ringraziare, e
tutti quei libri contenevano anche parole diverse da “merci beaucoup”].
Dico autarchici perché di quella dozzina di libri solo quattro o cinque
erano etichettati BC, gli altri erano compilati sommariamente come
facevo io.
La conversione al BC “ufficiale” è arrivata solo quest’anno, quando un
discorso surreale su Messenger con un collega
ha fatto emergere, tra un confronto di creme idratanti per il viso e
una dissertazione su quale acqua minerale ordinare per apparire cool
agli occhi di chi può trangugiare sei Jack Daniel’s di fila senza
ubriacarsi, la comune natura di corsari e la necessità impellente che
io mi iscrivessi a BC.com e al corrispondente forum italiano. [Già che
ci sono, colgo l’occasione per spiegare che la mia assoluta assenza da
tale forum è da ascriversi non a chissà quale snobismo, che riservo per
ben più mondane circostanze, ma solo perché tra cinque blog, quattro
forum e otto mailing list il tempo – e l’ispirazione per scrivere
qualcosa di intelligente – latitano]. Comunque, tra un cazzeggio e
l’altro è maturata l’idea [a lui e a lei,
mica a me che a malapena mi so organizzare un pranzo] di fare a
Cagliari ciò che comunità di corsari ben più nutrite della nostra
avevano già fatto in altre città il 12 [o 13, comunque non c’ero]
settembre: l’idea, cioè, di portare in Sardegna il settimo [che a
Cagliari era in realtà il primo] BookCrossing Day.
Com’è andata? Bella domanda, e tale domanda non è un artificio retorico
per darmi una risposta ma effettivamente la domanda che mi pongo.
Perché abbiamo liberato circa 30 libri e dopo 12 ore erano tutti
spariti [il filo a cui li abbiamo appesi c’era ancora e le buste erano vuote,
per cui dubito che sia passato qualche poco zelante netturbino che
abbia buttato i libri e mantenuto l’immondizia in bella vista], ma è
anche vero che solo uno dei libri è rintracciabile tramite il sito,
degli altri si sono perse le tracce. Il capoccia [sempre lui,
che – benché il bookcrossing non conosca l’ombra di una gerarchia è
stato eletto Gran Coordinatore per meriti sul campo] sostiene che se
venissero registrati quattro-cinque libri sarebbe già una vittoria; io
preferisco considerarla l’ennesima riprova che il cagliaritano medio
smette di aprire i libri non appena finisce l’università - sempre che
ci vada – e per il resto li usi come zeppette quando la sedia su cui
poggia il suo pesante culo da caprone abbia problemi di stabilità.
Comunque è già un risultato positivo il fatto che a Cagliari esistano
quasi 10 corsari [dieci, mica diecimila: che livello basso, eh?].
Magari la creazione di una crossing zone [un’idea ce l’abbiamo, ma
evitiamo di bruciarla prima che diventi concreta] porterà nuove forze
all’armata dei corsari cagliaritani [ok, quest’espressione mi è uscita
malissimo e me ne vergognerò per circa 28 anni]; nel frattempo,
continuate a guardare Maria de Filippi, ché vi fa bene.
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| Sunday, September 18th, 2005
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11:39 pm
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Qualche anno fa, non mille anni, giusto quattro o cinque, il tempo di liberarmi delle pseudoideologie priva di riscontro reale dell’adolescenza e mettermi a leggere qualche buon libro di storia contemporanea, ero orgoglioso del non aver vissuto il periodo della prima repubblica e di non essere mai stato costretto a votare nessuno che facesse di cognome Craxi, nonché, soprattutto, di non essere mai stato costretto a votargli contro. Perché, a pensarci, votare contro Berlusconi è triste quanto votare per Berlusconi: se lo voti perché sei imbecille ok, se lo voti con coscienza sei ancora più imbecille. Però votare contro implica che debba votare anche per Ciccio Rutelli, se i capoccia del centrosinistra decidono di candidarlo. L’anno prossimo spero di poter votare Scalfarotto, che mi ha conquistato, ma Prodi andrà bene lo stesso, e in ogni caso voterei anche Francesco Totti pur di mandare a casa Silvio Berlusconi e la sua squadriglia di delinquenti e feccia varia. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio [ah ah, buona questa!], perché qualcuno che si salva c’è, ma comunque – anche questi pochi validi – li apprezzerò meglio quando si saranno levati dai coglioni. La tristezza, vera, sta nel fatto che nella prima repubblica probabilmente avrei speso un voto CONTRO Craxi, ma un ministro del governo Craxi non si sarebbe mai permesso di rilasciare dichiarazioni stupide e offensive come queste. Vorrei scrivere che Roberto Castelli è un coglione, ma non si tratterebbe di un insulto, è solo un dato di fatto. E io, invece, ho voglia di insultarlo.
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| Thursday, September 15th, 2005
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4:23 pm
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Dato che non si vive di solo pane né, purtroppo, di sola figa, ogni uomo coltiva passioni, alcune attivamente [il vostro v.Bas suona il basso elettrico e qualsiasi cosa gli mettiate in mano – no, il piffero no] e altre passivamente [il vostro v.Bas con la palla tra i piedi è pippa fra le pippe, ma ama il calcio e soprattutto le discussioni sul calcio]. Ecco perché ogni anno mi ritrovo, con altri 9 dementi, a giocare a fantacalcio. Il fantacalcio, per chi non lo conoscesse, è il gioco più bello del mondo dopo il calcio e le sue regole, ché io non ho tempo da perdere, sono spiegate qui. E non avendo voglia di fotografare la mia collezione di mutande per un post ad hoc - so che dovrei farlo, ma la mia pigrizia mi sconfigge ogni giorno – vi beccate, sempre che abbiate voglia di leggerla, l’analisi della mia rosa dopo la prima giornata di campionato [una, non due perché – con dieci giocatori – l’unico modo di fare un campionato parallelo a quello di Serie A con un numero di partite pari è saltare la prima giornata e l’ultima]. La mia squadra si chiama Albume F.C., e rappresenta un taglio netto rispetto a quanto fatto nei sei anni precedenti, quando almeno 7-8 venticinquesimi della rosa erano costanti. Quest’anno, tronfio del terzo posto dello scorso campionato, è subentrata in me, al momento del calciomercato, il timore di perdere Zlatan Ibrahimovic che ha condizionato tutte le aste. Poi Ibra l’ho perso comunque, e da pirla, ma ci arriveremo. Per la porta, una volta soffiatomi De Sanctis che era il mio portiere titolare da almeno tre anni, ho scelto la triade del Parma: Lupatelli, Bucci, De Lucia. Molto semplicemente, odio spendere soldi in portieri, quindi i vari Dida, Buffon e soci sono fuori dal mio campo d’azione. Solo che gli anni scorsi il nome di De Sanctis usciva fuori alla fine, quando restavano solo 3-4 concorrenti; quest’anno è stato il secondo giocatore chiamato, e l’asta si è spinta troppo oltre le mie possibilità: quindi ho scelto i portieri del Parma così da poter bestemmiare sonoramente a ogni gol preso dal Parma e, d’altra parte, a non essere costretto a sperare che il Parma stesso non vinca 4-0 tutte le domeniche perché il mio portiere potrebbe ricevere un 2 in pagella. La difesa è il tallone d’Achille della formazione: tolto Zaccardo, una costante delle mie squadre, la rosa è ricca di punti interrogativi. La prima partita ha visto titolari Zaccardo stesso con Cardone e Marco Pisano, con Contini e Negro in panchina. Suppongo che, a lungo termine, Contini troverà un posto da titolare soffiandolo a Cardone; per il resto, in tribuna sono finiti Giallombardo [acquistato in previsione di un futuro da titolare – peraltro tutto da dimostrare – nella Lazio], Comotto [squalificato, ma la sua maglia dell’Ascoli mi regala più di un dubbio sulla sua utilità, nonostante il gol contro il Milan all’esordio], e Mantovani, sul quale punto molto ma che prima deve fregare il posto di titolare, nel Chievo, a Lanna. Il centrocampo, benché nelle parole dei miei avversari sia ridicolo, mi rende orgoglioso come un padre. Anzitutto sono riuscito a riprendere Semioli [scambiato a gennaio con Ledesma, l’anno scorso, e sempre rimpianto]: se Del Neri lo vorrebbe anche zoppo ci sarà pure una ragione. Accanto a lui, due registi d’eccezione come Donadel e Giunti – presunto rigorista, anche se sono un po’ scettico sul fatto che il Chievo riceverà più di due rigori a favore – e un’ala come Mesto, ormai nazionale fisso. In panchina Morrone – da sempre un mio pupillo che ha passato fin troppo tempo tra serie B e panchine in A – e Carobbio, su cui Mazzarri punta molto. In realtà l’acquisto di Carobbio non è motivato da ragioni tecniche [non so bene nemmeno se sia un cursore o un centrale] bensì affettive: nel mio Albinoleffe di Fifa 2005 furoreggiava sulla fascia sinistra del centrocampo, concedendosi anche qualche puntatina al centro che gli valse ben di 8 gol in 40 partite, non pochi vista la mia tendenza a trasformare attaccanti come Cristiano e José Inacio in vere e proprie superstar [20 gol il primo, 27 il secondo, con in panchina un 19enne inglese di nome Oliver Ryan che ha collezionato il rispettabile bottino di 16 reti]. Restano poi De Ascentis, che credevo un gran colpo in quanto titolare salvo vederlo in panchina per far posto a tale Centi [e chi cazz’é?], e Paro, ventenne di scuola Juve cui prevedo un futuro da titolare nel disastroso centrocampo del Siena – e, di conseguenza, anche un posto da titolare o al massimo da primo cambio nel mio. L’attacco titolare è composto da David Trezeguet, Bernardo Corradi e Rolando Bianchi. Il primo è una garanzia, se non si rompe. Il secondo è una scommessa, giocando da unica punta nel Parma dovrebbe garantire una decina di gol ma spero che la sua voglia di tornare in Nazionale lo porti a segnarne anche 15-16. Il terzo è considerato dai tecnici di tutte le Nazionali giovanili il talento più puro espresso dal nostro calcio negli ultimi anni, e io ci credo. Se poi si decidesse a esplodere sarebbe anche meglio: io mi aspetto almeno 12 gol, anche perché dietro di lui c’è un Tavano che scalpita [e sul cui talento dubitano in molti, considerato che mi sono potuto permettere di pagarlo 24 fantamilioni e tenerlo come quarta punta], forte della ventina di marcature nello scorso campionato di serie B. Completano il quadro Zlatko Dedic, sloveno di belle speranze del Parma preso unicamente per guardare le spalle a Corradi, e 4ndrea Co55u, personaggio che detesto profondamente per via di questa storiella.
Correva l’anno 1996, e il giovane v.Bas attendeva un sodale, fuori dai campi del suo quartiere, per recarsi ad acquistare un paio di fiammanti Reebok da basket, modello Shaq, da customizzare col numero 4. Il sodale tardava, così il v.Bas installava sulla sua faccia la maschera modello “incazzato/spazientito” da molti equivocata come “vi odio tutti e vi guardo storto”. Di lì a poco usciva, a cavallo di un Piaggio Zip semidistrutto, il bravo 4ndrea Co55u, sedicenne punta di diamante della Johannes Calcio in procinto di trasferirsi all’Olbia. Questi, evidentemente ancora ricco di energie nonostante l’allenamento cui si era appena sottoposto, decideva di non immettersi in carreggiata, bensì di spegnere lo scooter e, con volto girato di tre quarti verso il v.Bas, pronunciare la frase che in tutta Cagliari suona come segnale di botte in arrivo per il destinatario: «Cosa è?». Il v.Bas, spaventatissimo, pensava solo due cose: prima «Cosa faccio, gli do le centomila lire che ho in tasca e mi slavo la pelle o mi immolo per preservare il portafogli?», e subito dopo «Non gli do un cazzo, tanto mi ammazza comunque». Mentre già il Cossu, al sentire la risposta scontata [«Niente», da sempre traducibile come «Vieni, fai quello che devi fare e fai in fretta, tanto l’ospedale è qui vicino e prima o poi un TIR avrà modo di investire te e tutti i tuoi discendenti»] sollevava lo scooter sul cavalletto onde non doversene preoccupare mentre infliggeva al v.Bas – tanto più alto del giovane fantasista quanto meno avvezzo alle risse da strada – le più sonore percosse concepibili dall’uomo moderno, usciva dalla Polisportiva Johannes l’angelo custode del v.Bas medesimo, incarnatosi – si spera momentaneamente – nel custode della polisportiva, un sessantenne di dubbia moralità e sicuro alcolismo noto come Lucertola. Costui, privo di timore reverenziale per un giovane la cui vendita avrebbe fruttato alla sua squadra benessere per almeno dieci anni, prendeva 4ndrea Co55u per il bavero, lo lanciava verso il suo scooter e, con un frasario non contemplato dall’aristocrazia inglese, gli faceva capire che alla sua età poteva anche smettere di cercare ragazzi più piccoli per esercitare il mestiere di bulletto.
Alla luce di questo, vi chiederete: «Perché cazzo hai comprato 4ndrea Co55u quando, più che i suoi gol, dovresti desiderare che si rompa tutti i legamenti compresi – se ce ne sono – quelli dei gomiti?». Ve lo dico io, il perché. Perché il fatto che quest’anno giocherà nel Cagliari mi fa girare le palle così tanto che il suo fallimento sarà musica per le mie raffinate orecchie, e se invece dovesse fare dieci reti – cosa improbabile, ma non si può mai sapere – che almeno mi giovino, e dimostrino che quel grandissimo figlio di madre rimasta ignota ai pubblici registri ha una qualche utilità nella società del 2005. Go Albume.
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| Friday, September 9th, 2005
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2:40 pm
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«È necessario che i giovani siano gasati nel guidare Fiat», dice il caro Lapo Elkann ai microfoni di Radio24. Forse si è accorto anche lui che l’operazione felpe-cappelini-scarpe con il marchio FIAT è stata una bomba il concessionario [non quello delle automobili, quello che produce i vestiti] e assolutamente un’operazione priva di consistenza per la Fiat stessa: chi può permettersi una felpa FIAT, normalmente, può anche permettersi di guidare qualcosa di meglio. Specie se è under 30, nel qual caso girerà tra Golf, Smart e Mini ma non guiderà una Panda neanche sotto tortura. Il buon Lapo ha un lavoro che sarebbe il sogno di tutti: non fa un cazzo dalla mattina alla sera, sputtana i soldi di Zio Gianni e organizza serate mondane. Quando suo fratellino Jaki, due giorni dopo la laurea in ingegneria, aveva trovato in dono un posto nel CdA dell’azienda di famiglia, il mio commento era stato «[insulti a caso] ecco come potrà raccontare ai figli di essersi fatto da solo». Stolto io, perché a Lapo un posto nel CdA non l’han fatto vedere nemmeno in fotografia. Probabilmente perché, prescindendo da offese gratuite, è un’imbecille che non ha la minima idea di ciò che dice. Io guido una Fiat, caro Lapo, e puoi scommetterci dieci delle tue camicie fatte su misura che sono pure ben gasato dal fatto di guidare una Fiat. Perché la mia alternativa al guidare una Fiat [e a coccolarla come se fosse una figlia, anche perché ha otto anni e mi costringe a spese tali che mantenere una ragazzina quindicenne mi costerebbe meno] è il non guidare una benemerita fava. Ma sono io il tuo target, non le diciottenni figlie di manager&mantenuta che ti chiavi a Cortina quando Martina Stella è impegnata. Quindi, se vuoi diffondere il marchio Fiat mediate felpe, cappellini, t-shirt e eventi mondani, fai in modo che il tuo target sia chi davvero guida Fiat [nel caso, fai in modo che chi disegna gli articoli li faccia più decenti, perché certi gialli e rosa delle felpe farebbero esitare un travestito brasiliano]. Piuttosto che spendere soldi in promozione della nuova Punto [l’ho visitata ieri pomeriggio mentre aspettavo che mi riconsegnassero la Cinquecento con la pompa dell’acqua nuova, è pessima], sbrigatevi a mettere in commercio la fantomatica Trepiuno. Perché questa, davvero, me la comprerei subito.
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| Thursday, September 1st, 2005
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2:04 am
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Mi è giunta una mail carica d’amore che voglio condividere con voi, i dieci buongustai [o uno? O un milione? No Stats on LiveJournal!] lettori della mia trascuratissima pagina. La mail recitava:
«Caro testa di cazzo, non che me ne sbatta qualcosa, ma perché cazzo non posti niente da quasi un mese?»
Commosso, rispondo, vergandomi con un cilicio per rispetto all’elegante mittente.
Non posto perché passo undici ore al giorno davanti allo schermo del pc. E questa non è una novità. La novità sta nel fatto che, da circa due mesi, le undici ore al giorno le passo scrivendo e LEGGENDO. E non leggo blog, forum o il sito della Gazzetta. No, leggo documenti Word e PDF scritti in corpo 10, e poi riassumo quanto letto unitamente alle mie [ci crediate o no] fondamentali riflessioni su una pagina di Word settata con margini da 3,5 cm, carattere TNR corpo 12, interlinea 1,5 e spaziatura 6 pt prima e dopo [in qualche modo si deve pure far volume]. Il resto delle mie giornate è dedicato a: [in ordine sparso] sesso, partite di basket 3 contro 3, voluminosi pasti poveri di carboidrati e ricchi di proteine e fibre [sì, sto lottando contro la panza e sto pure vincendo io], attività ludiche col mio coniglio, sonno. Il lettore attento avrà già dedotto come non sia in grado di leggere nulla di più complesso di Novella 2000, figuriamoci se ho voglia di spremermi le meningi per mettere insieme tre parole diverse da “contraente – foro – Convenzione”. Comunque non disturbatevi a inviarmi casse di Krug, caviali russi e puttane polacche per convincermi a riprendere possesso della mia vita da sfaticato, perché mi sto già adoperando in tal senso. Mancano solo due capitoli. He’s coming back.
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| Wednesday, August 31st, 2005
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12:12 pm
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«Su tutto si leva la presenza decisiva del Signore, che aleggia sulle opere dell'uomo» (J. Ratzinger)
Che è, una minaccia?
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| Thursday, August 11th, 2005
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12:51 am
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Detesto fare l’indignato, soprattutto da quando un solerte bidello mi ha fatto notare che normalmente gli indignati sono persone che non sanno fare un cazzo di loro e si lamentano per come gli altri fanno il loro lavoro. È vero, e io lo so. Però, se considero che ufficialmente io non so fare un cazzo, posso ben lamentarmi. Ora, una Facolta di Giurisprudenza non deve necessariamente avere un pc in ogni stanza per funzionare bene. La mia facoltà funziona malissimo, ma non certo perché 6000 studenti hanno a disposizione 4 (quattro) computer, e solo per consultare il catalogo della biblioteca, e lo sappiamo se no che vi guardate i siti porno e i voti della Gazzetta, bestie che non siete altro. A me sta benissimo così, il pc ce l’ho a casa e del benessere accademico dei miei colleghi me ne sbatto allegramente. Finché, però, la facoltà non chiude. E si apre il cassetto delle magagne.
Dunque, sul sito web della mia Facoltà figurano 20 docenti di prima fascia (la prof. Ferrarese è a Trento e non conta), 19 di seconda fascia, 1 incaricato, 20 ricercatori e 2 docenti a contratto. Ognuno di questi personaggi dispone di una casella di posta elettronica sul server dell’Università. Fra loro ci sono persone che usano molto l’e-mail come altri che, probabilmente, la considerano tutt’al più una sciccosa innovazione del nuovo ordinamento, e non la usano mai perché non ne hanno bisogno. Resta, però, che la mailbox è attiva, e capita che gli studenti provino a comunicare con i docenti o ricercatori del caso tramite e-mail che non saranno mai lette. E qui subentra l’inculata per me, ed ecco che mi lagno.
Perché io, da nerd quale sono, ad agosto mica me ne vado in vacanza. No. Scrivo la tesi. E tutta la gioia derivante dal fatto che il mio Supremo Relatore non vada in vacanza ad agosto si scontra con il timore che, quando andrà in ferie a settembre, utilizzerà date tali da rendermi improbabile una consegna della tesi in tempi utili per la sessione di laurea di ottobre. Timore, pussa via. Io la tesi la finirò entro agosto, cosicché il mio Supremo Relatore potrà anche fare il giro del mondo a settembra che tanto la mia tesi sarà bella impaginata, stampata, incellophanata e pronta per la consegna. Che mi fotte se la facoltà è chiusa fino al 20? Io i capitoli glieli mando via mail, e poi al massimo gli do un colpo di telefono per avvisarlo.
No.
Il telefono non lo posso usare: ce l’ha rotto.
«Vabbé, mando i capitoli per e-mail e aspetto che mi mandi una mail di risposta».
Illuso.
Perché ho fatto tutta la tiritera iniziale sui professori che non usano l’e-mail? Perché tali professori, non controllando mai la posta ergo non svuotandola mai, sono riusciti a far raggiungere al server dell’Università il punto di collasso. Non riceve più posta. Meno che mai con allegati. Hai voglia a fare la tesi sulle nuove tecnologie, a infilarci richiami della realtà concreta, profili di aziende, a cercare di fare qualcosa di nuovo in un panorama, quale quello giurisprudentile, troppo spesso letto come “grigio” dagli esterni [non è grigio, è la giurisprudenza, e se non vi piace probabilmente avete fatto bene a non studiarla. Se invece la studiate e la trovate grigia, siete nella merda fino al collo]. Sono in mezzo ai vecchi. Farò bene ad adeguarmi.
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| Sunday, August 7th, 2005
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11:52 pm - Schifoserrima autopromozione
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| Saturday, August 6th, 2005
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12:50 am
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Scrive Jeremy Rifkin ne “L’era dell’accesso” [il cui sottotitolo originale era “The New Culture of Hypercapitalism Where All of Life is a Paid-For Experience”, da noi barbaramente trasformato in “La rivoluzione della new-economy”] che nel giro di pochi anni, forse anche solo una ventina, le grandi corporations che controllano l’accesso a Internet e in generale alle reti di informazioni saranno i veri grandi monopolisti, relegando perfino gli Stati a un ruolo marginale. Detta così è un’affermazione discutibile, a tratti bovina, però non posso e non ho voglia di riassumere il contenuto del libro, leggetelo se non l’avete già fatto perché è un masterpiece. Comunque la questione inizialmente mi aveva fatto sorridere: sta’ un po’ a vedere che adesso Time-Warner o Paramount vanno al G8 al posto di Russia e Italia. Poi c’ho pensato meglio, e ho rapportato quanto scritto da Rifkin alla mia vita di giovane e irriducibile nerd.
Dunque, la mia nazione è in guerra da circa due anni, morto più, morto meno, ma il fatto di non avere parenti in giro per l’Iraq mi pone, davanti alle notizie sulle battaglie, nella condizione di mero spettatore, che poi si affettino in Congo o in Mesopotamia la questione mi tange uguale. La mia avversione contro questo governo, motivata da un sottofondo etico di cui – mio malgrado, vorrei essere un pelosone privo di qualsivoglia scrupolo – non posso privarmi, sta sublimando solo in quest’ultimo periodo, sia per la pessima riforma dell’ordinamento giudiziario che per la fottutissima riforma Moratti [che Dio l’abbia in gloria, santa donna, e decida di prendersela con sé il più presto possibile – ma non prima che io abbia il tempo di gambizzarla a colpi di graffatrice], riforma che rischia seriamente di non farmi vedere il becco di un euro di stipendio fino ai quarant’anni. Che l’Italia sia in guerra o in pace, che il governo sia di destra o di sinistra, che il Cagliari stia in A o in B, sono questioni che mi vedono spettatore impotente e, nel terzo caso, anche piuttosto disinteressato. Ma proviamo a immaginare che la signorina Alice decida, un bel giorno, di abbandonarmi a me stesso.
Panico.
Terrore.
Raccapriccio.
Alcune settimane fa una gentile signorina mi proponeva, con un tono di voce un po’ troppo milanese per promuovere un’azienda sarda, di abbandonare mamma Telecom per buttarmi fra le braccia di zio Tiscali e ottenere così un prezzo flat minore di due-tre euro rispetto alla tariffa da me pagata finora. E mi avrebbe anche convinto, se non avesse menzionato, come risposta al mio «Che bello, dove sta il trucco?», la sicurezza di trascorrere quindici giorni – con la possibilità che si prorogassero fino a 20-25 – senza un collegamento a Internet, a meno di rispolverare la vecchissima 56k. È bastato questo a scoraggiarmi. La certezza che, data la mia media di 16 ore giornaliere di connessione, delle quali 7-8 attivamente fruite, avrei speso un patrimonio in Internet point [sempre che ne avessi trovato qualcuno aperto in pieno agosto] per calmare le crisi di astinenza con almeno due ore quotidiane di navigazione, unita al fastidio di dover stare davanti al pc vestito di tutto punto [per quanto la mia faccia di tolla sia proverbiale, ancora non uso uscire in mutande], mi ha costretto a declinare l’offerta con un gentile ma fermo «No, grazie». Altro che elezioni politiche, qui si vota Alice.
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| Friday, August 5th, 2005
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12:55 pm - Solito primo post insensato: ciao!
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