026. Un congegno curioso
Un congegno curioso…
Sì proprio un congegno curioso…-erano state le ultime parole di Emilia scambiate con Gaia per caso. Sì perché Gaia e la vecchia stramba Emilia ogni tanto si parlavano. Da una palazzina all’altra, tempo un respiro, scendere, spazzare le foglie morte sul marciapiedi con la punta delle scarpe, quando il portiere l’aveva dimenticato…
Un aggeggio quadrato, anzi no si dovrebbe dire cubico, vero? Insomma l’impiegato… di che cosa? Non me lo ricordo. È venuto l’altro giorno. L’ha sistemato accanto alla televisione, sì, vicino alla finestra. Eh no, non volevo farlo entrare, con tutta la gente strana che gira tutti i giorni, ma poi mi ha fatto vedere il tesserino, come si dice, il distintivo, sì una targhetta con la sua foto il suo nome e tutto. Beh io non ci vedo neppure tanto, lo sai no?, ma la foto era proprio la sua. Ecco, questo signore è entrato, si è portato dentro tutto il suo odore di sigaro, tanto che i piccoli- poveri piccoli- l’hanno guardato male. Che ne so che hanno pensato. Sai gli animali a volte sentono cose che noi non sappiamo sentire. Ma insomma, non ci ho fatto troppo caso. Faceva il suo lavoro…e allora mi sono detta che non aveva senso fargli perdere tempo. È entrato, sì, ha sistemato una scatoletta. Dice che serve per registrare i consumi, le preferenze televisive. Io gliel’ho detto sai che la televisione la guardo poco, che ai piccoli non piace molto, che preferiscono la radio, o anche i vecchi dischi. Ma lui non ne ha voluto sapere. Diceva che era necessario, che doveva proprio, che insomma tanto a me non cambiava niente. Nessun fastidio ha assicurato. Proprio nessuno. Ma sì, non sarà nessun fastidio. Solo che i poveri piccoli ogni tanto girellano attorno al congegno poco convinti.
Da voi non è passato l’impiegato?
Le ultime parole scambiate con Emilia. Il giorno dopo la vecchia era morta. Una sfilata di gatti sui tetti. In attesa di ciotole di latte mai più riempite.
E Gaia ci pensava. Ci pensava anche durante tutta l’inquietudine generata dal sinistro Marcheli.
Odorava di sigaro…il latore dell’oggetto quadrato odorava di sigaro.
Anche quando d’un tratto gli occhi si aprono sul bianco di una stanza d’ospedale… Attaccata ad una macchina. Gaia più piccola di sempre… Come non pensare alle ultime parole con Emilia…
Emilia
Emilia
Emilia
E i gatti
E un congegno curioso.
e da lei no, non era passato l'impiegato...





