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Ho scritto ieri pomeriggio questo pezzo sugli avvenimenti di questi ultimi giorni, dei quali non ho potuto scrivere niente prima perchè sono stata fortunatamente distratta dalla presenza di una persona alla quale voglio molto bene e che mi ha fatto piacere ospitare (grazie di tutto, tu) Nel momento in cui posto, gli inconsapevoli coprotagonisti della vicenda sono sotto i miei occhi, a qualche metro da me, vicini, e io ho un po' tremarella perchè sento che andremo via assieme. Smentendo me stessa nelle righe che seguono... la mia vita è surreale.
E' una storia comune, che non ha niente di straordinario, della quale prima o poi si finisce a far parte in uno dei ruoli disponibili. Possono essere anche più di tre, ma di solito i guai cominciano con questo numero, che in una coppia non è più quello perfetto.
Lui. Lui è il ragazzo che speravi di incontrare, quello con il quale innamorarsi di nuovo. Non sei stata da tanto tempo così felice ed eccitata come quando avete cominciato a frequentarvi, e Lui era tutto sorrisi e sguardi che sembravano celare nel profondo delle pupille una calamita per le tue. Lui era semplicemente perfetto, come se un bravo disegnatore ti avesse letto nella mente e l'avessere tratteggiato apposta per te: un pezzo di puzzle desiderabile in ogni suo più piccolo particolare, ogni bordo del quale sembrava incredibilmente coincidere con i tuoi. E forse proprio perchè in un puzzle questo non è possibile, Lui ce l'aveva un solo, piccolo grande difetto: molto prima di te, aveva incontrato Lei. E doveva averla amata davvero per legare così la vita alla sua. Eppure quando eravate insieme Lei sembrava non esistere se non su un pianeta lontano che, nel corso delle vostre passeggiate interstellari, poteva capitarvi di avvistare da lontano. Per il resto nell'universo sembravate esistere soltanto voi e le forze gravitazionali che vi tenevano vicini.
Lei. Lei sembrava così fragile e indifesa, eppure aveva un potere enorme: era capace di darti brividi così forti da farti tremare e torcere lo stomaco, e questo senza averti neanche sfiorata. Hai dato in presenza più o meno diretta di Lei le tue migliori prove di autocontrollo, ma a volte davanti a loro insieme, e a quegli sguardi muti, alla sua freddezza, non potendo semplicemente reggere all'idea che sapesse tutto di te e la tua attrazione per Lui, il SUO Lui, sei scappata. Avresti voluto avere la possibilità di conoscerla ed accettarla, come fosse una parte di Lui, quasi una sua appendice, qualcosa che quindi potevi amare anche tu in qualche modo. Sarebbe stato impossibile all'inizio, ma poi potevi farcela. Però lei ti ignorava, e tu avresti dovuto capire da subito il perchè.
C'era Lui e c'eri tu, che sapevi di Lei, ma nonostante tutto ti stavi perdendo per Lui, che del resto ti lasciava fare. Sembrava non lasciarsi sconvolgere dall'importanza che volevi dargli, complice di ogni filo rosso che avete teso tra voi, di ogni accelerazione cardiaca, di ogni fascinazione. C'era Lui e c'era Lei, e tu impazzivi perchè non riuscivi a trovare il tuo ruolo, nessuno sapeva trovarlo ed era tutto così ambiguo e altalenante che hai deciso che per salvarti dovevi essere tu la prima a scoprire le carte. C'eri tu che gli dicevi finalmente cosa era Lui per te, che gli spiegavi perchè non potessi più fare altro che scoprirti il fianco. E c'era Lui che si stupiva, che non sapeva, che ci pensava, e poi che invece di fuggire ti abbracciava e ti stringeva così forte e così a lungo che. C'eravate voi e la tensione tra di voi che si infrangeva, si scioglieva e poi pian piano scivolava via. C'eri tu e c'era lui, e Lei quella notte non si sa proprio dov'era.
L'altra. L'altra sei tu, l'altra sono io. Non lo credevo possibile visto che non sono stata mai neanche vicina ad essere amante ne ipotetica tale, al limite amicizia in divenire, un po' sfuggita di mano. Quando cerco di analizzare mi sembra strano, eppure è questo che sono: quando i rapporti tra noi, tutti e tre noi, hanno cominciato ad influenzarsi a vicenda, e cioè probabilmente quando Lui le ha parlato di me e la mia verità, deve essere stato allora che inconsapevolmente sono diventata l'apice di un triangolo e, quindi, l'Altra. Ingabbiati in tre metri quadri di selciato, la tensione era palpabile al punto che non so come altro potrei definirmi. C'era Lui ubriaco, gli occhi più scuri e più luccicanti che gli avessi mai visto, ed era terribilmente in imbarazzo, incapace di guardarmi. Poi c'era Lei che poteva sembrare quasi a suo agio se non per il fatto che mi ha visibilmente ignorata per tutto il tempo e si è tenuta sempre così accuratamente alla larga che io e Lui, ad un certo punto, siamo quasi riusciti a scambiarci uno sguardo, di non so che genere. Lei non c'era ma era tra noi. E potrebbe sembrare l'incipit di chissà quale tortuosa e passionale storia d'amore, invece tra me e Lui non c'è mai stato niente di scabroso, niente del quale Lei potesse preoccuparsi. A quanto pare Lui ha rinunciato a me e qualsiasi cosa potesse avere con me, per Lei, per non rischiare, per non ferirla, solo per Lei. Ma sembra anche che questo non le basti, che non le permetta di sentirsi abbastanza al sicuro da accennarmi almeno un saluto, degnarmi di un sorriso, o almeno concedermi il sorriso di Lui. Tutto questo suona strano, un'insieme di inutili precauzioni dinanzi alla mia così debole capacità di costituire una minaccia per la loro coppia. E allora viene da pensare - e non solo a me - che ci sia qualcosa sotto questa nuova tensione rinata tra me e Lui per volere di Lei. Cosa fa loro sfidare ogni logica pur di tenermi alla larga, come pensassero assurdamente che nessuno si accorga della differenza se tra loro due e i miei amici, manco proprio io? E' che forse Lui e il suo stupore di quella famosa notte non erano così sinceri come mi erano sempre sembrati. Forse, in uno dei passaggi, mi è stata detta una bugia. Magari una bugia buona, magari una che potrei perdonare, ma che se scoperta probabilmente cambierebbe il senso di tutto quanto. Senso del quale mi importa ancora. Più che altro per sapere finalmente qual'era il mio ruolo nel gioco, e se e quanto stavamo giocandoci, già che ci siamo. Senso del quale mi importa per me, non più per Lui, al quale ho rinunciato già da tempo, da quando il suo comportamento mi ha così delusa e ferita. E il fatto che ora Lei costituisca un'attenuante cambia comunque poco le cose. Che fosse "colpa di Lei" era in effetti la mia ultima speranza per poterlo in qualche modo rivalutare, per non sentire di essere stata definitivamente presa in giro da Lui, ma anche una volta scoperto che è prioprio così non ho sentito nessun sollievo, anzi.
Lui, lei, l'altro/a. Lui, Lei, ed io. Non vi ho mai chiesto niente, ora vorrei solo un po' di correttezza, e la verità.
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