| michele ( @ 2003-11-27 20:21:00 |
di cui due al vetro
al bar qua sotto servono il caffè al vetro in una tazzina di vetro. non ho mai capito quali proprietà organolettiche e aromatiche acquisti il liquido scuro una volta versato nel bicchierino trasparente, ma perfino io riesco a intuire che non è la stessa cosa. anzi è un'aberrazione, la negazione dell'essenza stessa del caffè al vetro. il caffè al vetro va nel bicchiere, dev'esserci qualcosa proprio nel modo di atteggiare la bocca, nella differente reazione tra pelle e silicato alcalino, ad attirare i tenaci adepti di questa setta misteriosa. mi incuriosiscono, quelli del caffè al vetro, anche se non mi stanno sempre simpatici. per lo più sono uomini di mezza età che hanno l'aria di saperla lunga sulla vita, o pischelli imberbi che vogliono farlo credere. forse dietro questa ostinazione, dietro l'ansia pluriquotidiana di complicare la vita del barista, c'è solo l'umanissimo desiderio di distinguersi in qualche modo, di lasciare che la propria vita scarti di qualche millimetro dal binario di prevedibilità su cui è instradata. una innocua, inutile eccentricità, accessibile anche al buon padre di famiglia; una minuscola passione, che non costa nulla, ma cazzo quanto è importante per definire quello che sei. quelli che il caffè lo prendono solo al vetro. quelli che sono nati a biella o a crotone e tifano, metti, per la fiorentina. quelli che non hanno la patente. quelli che traducono dal latino. quelli che portano il farfallino. quelli che vanno alle corse dei cani (se esistono ancora). quelli che hanno un diario su internèt.
al bar qua sotto servono il caffè al vetro in una tazzina di vetro. non ho mai capito quali proprietà organolettiche e aromatiche acquisti il liquido scuro una volta versato nel bicchierino trasparente, ma perfino io riesco a intuire che non è la stessa cosa. anzi è un'aberrazione, la negazione dell'essenza stessa del caffè al vetro. il caffè al vetro va nel bicchiere, dev'esserci qualcosa proprio nel modo di atteggiare la bocca, nella differente reazione tra pelle e silicato alcalino, ad attirare i tenaci adepti di questa setta misteriosa. mi incuriosiscono, quelli del caffè al vetro, anche se non mi stanno sempre simpatici. per lo più sono uomini di mezza età che hanno l'aria di saperla lunga sulla vita, o pischelli imberbi che vogliono farlo credere. forse dietro questa ostinazione, dietro l'ansia pluriquotidiana di complicare la vita del barista, c'è solo l'umanissimo desiderio di distinguersi in qualche modo, di lasciare che la propria vita scarti di qualche millimetro dal binario di prevedibilità su cui è instradata. una innocua, inutile eccentricità, accessibile anche al buon padre di famiglia; una minuscola passione, che non costa nulla, ma cazzo quanto è importante per definire quello che sei. quelli che il caffè lo prendono solo al vetro. quelli che sono nati a biella o a crotone e tifano, metti, per la fiorentina. quelli che non hanno la patente. quelli che traducono dal latino. quelli che portano il farfallino. quelli che vanno alle corse dei cani (se esistono ancora). quelli che hanno un diario su internèt.