Entropyst ([info]entropyst) wrote,
@ 2004-02-21 02:23:00
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Una favola, o forse no.
C’era una volta un bambino. Ma non un bambino qualunque: un bambino che non sapeva volare. Che non sembrerebbe chissà quale disgrazia, ma invece lo era visto che egli viveva in un mondo dove tutti, dal primo all’ultimo, passavano la propria esistenza a scorazzare per i cieli. Il papà e la mamma l’avevano capito subito che quelle alucce avevano qualcosa che non andava. Due saltelli, flap flap, e il bimbo era di nuovo in terra. Così, preoccupati, cercarono qualcuno che li potesse aiutare e dopo aver girovagato per ogni landa decisero di andare dall’altra parte del Lago, perché qualcuno aveva detto loro che a Nuovo Impero si trovava una potentissima stirpe di stregoni. Fu loro indicata la capanna del più potente tra i dotti, il quale vide il bimbo, lo segnò con fare serio sei volte, dopodiché tese la mano.
- Sarebbero seimila cristalli di Bracco –
- La fattura? –
- Signora, vabbe’ che siamo in una favola.. -


Al ritorno il bambino era sicuramente migliorato. Con le sue alucce riusciva a fare qualche metro in aria e con l’ausilio di due buffi ventagli anche qualcosa in più. Tanto bastava a quel tempo per renderlo felice. Passava infatti le giornate a giocare a mezz’altezza con i suoi compagni, facendo la spola tra la Terra e il Cielo. Ogni volta che era stanco riscendeva al suolo, prendeva un bel respiro e si slanciava di nuovo verso l’alto barcollante cone un girino ubriaco.
Ma i suoi coetanei si stancarono presto di passare tutto quel tempo lì a pochi metri dal suolo: loro avevano come cortile tutto il cielo e man mano che le ali crescevano grandi e possenti, aumentava il desiderio d’altezza. Così il bambino che non sapeva volare si trovo sempre più spesso a terra, da solo, a guardare col naso all’insù le evoluzioni degli altri bambini. In realtà aveva ancora amici con cui goffamente volteggiare ma tutto ciò gli sembrò improvvisamente poco importante. Gli avevano raccontato di ciò che c’era oltre quello che poteva raggiungere con i suoi occhi. Ma non bastavano dei miseri saltini malsani per raggiungere quelle altezze.

Il bambino che non sapeva volare divene un ragazzo. Il tempo, levigatore di animi e di sogni, lo aveva lentamente trasformato. Adesso non alzava quasi più gli occhi al cielo. Passava tutto il tempo a studiare i tesori della terra. Si era specializzato nella ricerca di pietre sbilluccicose. Le prendeva, le portava a casa e le accumulava quasi fossero un piccolo tesoro. In uno dei suoi vagabondaggi alla ricerca di esemplari più belli arrivò alla Fonte della Montagna. Era, la Fonte, una piccola polla d’acqua che a vederla lì per lì non pareva giustificare l’abuso di maiuscole nel suo nome. L’osservatore più attento avrebbe invece notato almeno due caratteristiche mirabolanti di quel laghetto: che era collegato ad un sottile e lunghissimo fiumiciattolo che si perdeva sulla cima della montagna lì vicino e che la notte l’acqua sembrava salire verso l’alto invece di scendere come la gravità vorrebbe. Il ragazzo ebbe la fortuna di notare un’altra cosa, quel giorno: una bottiglia con il collo infiocchettato che galleggiava placida al centro dello specchietto d’acqua. La raccolse e non fu molto stupito di scorgere un messaggio sottovetro. Tolse il sughero che faceva da tappo e lesse scritto in caratteri rosa.
Ciao
D’impulso prese la fedele seppia che usava per scribacchiare qui e là e aggiunse subito sotto: Ciao!

E fu l’inizio. Perché da quel momento passò lì ogni giorno a controllare se la bottiglia fosse tornata. Tornava sempre, con il foglio di carta originario sempre più pieno di frasi, una sotto l’altra. Dopo una settimana la situazione sul papiro era più o meno questa:
Ciao
Ciao!
Chi sei?
Sono uno che passava di qui. Che bella calligrafia che hai.
Grazie! E' la prima volta che qualcuno me lo dice: di solito notano altro.
Gli occhi?
Diciamo così.


Trascorsero i mesi e le frasi. Dalle presentazioni si passò a scrivere del più e del meno. Poi ad altro e altro ancora. Ogni giorno il Sole portava una frase alla Luna che col favore delle tenebre rispondeva dolce. E senza accorgersene divennero indispensabili l’uno all’altro, proprio come il giorno alla notte.
Vieni qui.
Non so se è il caso.
Perché no? Non vuoi forse vedermi?

Il ragazzo lesse l’ultima frase con il cuore pesantissimo. Alzò lo sguardo sulla propria spalla e inveì contro le alucce rachitiche. Quel giorno se ne tornò a casa senza scrivere nulla.

“Non ci crederai mai, abbiamo vinto due biglietti per il concerto di Spillo il Grillo. La settimana prossima, nel Cratere dell’Olimpo!”
“Daaaaài! Come avete fatto?”
“Con il concorso dei dolcetti della Bella Addormentata.”
“Il Cratere… sulla Montagna, vero?”
“Proprio quello”
“Credi riuscirò a trovare due biglietti anche io?”


Ti piace Spillo il grillo?
Ne ho sentito qualcosa… perché?
Ti volevo invitare al concerto… al cratere… la settimana prossima.
Qui? Io e te?
Sì.
Bene, ti mando una mappa. Io sto sotto la ics, dove c’è scritto “qui”. Subito dopo il fruttivendolo.
Ok, ho capito. Però prima ti devo dire una cosa.
E scrisse tutto d’un fiato.


Immaginate già come andò la cosa, siete esperti di favole, voi. Lei era bellissima e sembrò non dar troppo peso alle alle ali stentate di lui. Una volta arrivati qualcuno gratuitamente mentì esclamando “che bella coppia”. Il concerto fu fantastico, anche se l’ultima canzone non la sentirono, persi com’erano l’uno nell’altra. E di lì uscirono volando. Tutti e due, badate bene. Il ragazzo e la ragazza si tenevano per mano e andavano in alto, su, sempre più su.
E la magìa durò interi mesi in cui lui si abituò a volare in lei e a sollevarla in cielo, egli che prima non era capace di far levitare nemmeno il proprio corpicino. Ogni giorno scalava la Montagna senza sforzo e la prendeva tra le proprie labbra.
Finché. Eh, credevate fosse davvero una favola. Di quelle che finiscono dopo “e vissero felici e contenti”. Che poi si va a dormire tranquilli e beati.
Invece.

Un giorno, mentre i due volavano ad altezze oltre l’immaginabile, successe l’ineluttabile. Le loro mani, fino ad allora inestricabili, si sciolsero. Fu di lei distrazione o debolezza o qualcosa di più non lo sapremo mai. Il ragazzo che non sapeva volare non capì subito. Dovette precipitare per un buon centinaio di metri prima di irrigidire il corpo in attesa di ciò che sarebbe successo.
Iniziò
A
Cadere
Cadere
Cadere

Con l’aria
Che gli fischiava nelle orecchie
Guardando in alto
Sentendo la Terra che si avvicinava
Con i sensi invertiti
La colonna vertebrale contratta
Cadde
Per un tempo rapidamente interminabile
Fino a che
Colpì il suolo
Con un tonfo terribile
Un suono pesante di sogni infranti
E rimbalzò
Come un sacco inerte
Scosso da una mano enorme
E colpì sassi
Rocce
Alberi
Case
Finchè si fermò.

Ancora intontito guardò il cielo, ove nessuna figura oramai si scorgeva, e giurò.
Promise e giurò a se stesso
di non cercare di volare
mai più.


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[info]lucifero
2004-02-20 06:15 pm UTC (link)
Perle ai porci, amico mio.

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Re:
[info]j4mm3r
2004-02-20 11:58 pm UTC (link)
Sottoscrivo.
Aggiungendo che è molto molto bello.

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Re:
[info]entropyst
2004-02-22 01:05 pm UTC (link)
A dire la verità non voleva essere una cosa bella, ma un po' di cose raccontate con altre parole. Però fa piacere che come effetto collaterale sia piaciuto.
:)

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[info]florestano
2004-02-20 11:12 pm UTC (link)
:*, ma grosso!!!

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Re:
[info]entropyst
2004-02-21 12:45 am UTC (link)
Thx Flo'. E' tutto sotto controllo, solo una, uhm due birre in piu' ;)

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Re:
[info]florestano
2004-02-21 12:48 am UTC (link)
E no, non vale! Si beve senza di me?:)

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[info]chupacapra
2004-02-21 01:52 am UTC (link)
Mi ha messo tristezza (il racconto e' bellissimo).
Mi sono identificato molto nel protagonista, sembro io da ragazzino/adolescente.
Bello.

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Re:
[info]entropyst
2004-02-22 01:02 pm UTC (link)
Riflette il momento in cui è nato.

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[info]bessisabel
2004-02-21 04:57 am UTC (link)
mi è piaciuto m o l t i s s i m o

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Re:
[info]entropyst
2004-02-22 01:02 pm UTC (link)
Grazie :*

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[info]angizia
2004-02-21 07:25 am UTC (link)
echebbello! veramente.

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Re:
[info]entropyst
2004-02-22 01:03 pm UTC (link)
In realtà non voleva essere un racconto. Forse una cosa raccontata, questo sì.

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[info]scathachsilvie
2004-02-23 05:27 am UTC (link)
oh, io mi ero persa questa cosa.
oh.
bella da senzafiato.
davvero.

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Re:
[info]entropyst
2004-02-23 05:41 am UTC (link)
In realtà lo stavo per cancellare il giorno dopo. Voleva essere uno sfogo fine a se stesso.
(bella ed emozionante la foto della tua entry non commentabile).

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Re:
[info]scathachsilvie
2004-02-23 05:45 am UTC (link)
grazie tatino.
ma ne ho altre simili qui [info]fakeplasticpics
se le vuoi vedere :)

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Re:
[info]entropyst
2004-02-23 06:00 am UTC (link)
Ah, emmica lo sapevo...!

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Re:
[info]scathachsilvie
2004-02-23 04:07 pm UTC (link)
ora lo sai :)

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(Anonymous)
2004-03-04 06:21 pm UTC (link)
nasce da un due di picche ?

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[info]entropyst
2004-03-05 12:05 am UTC (link)
Decisamente da qualcosa di più.

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