| Entropyst ( @ 2003-06-19 23:48:00 |
L'ultimo teorema
Mentre le tre sinusoidi dei miei bioritmi s'intrecciano [stronzata per dire che se un lato della mia vita va bene, almeno un paio ne devono andare male, ma sennò mi annoierei, immagino], sto divertendomi a costruire la seconda parte del mio ultimo raccontino. Questa cosa dello scrivere sta diventando per me quasi uno yoga mentale. Mi pulisce le sinapsi e fa risplendere i neuroni, un vero idraulico psichico.
Ah, e da un universo (molto) parallelo de "Il ballo dell'umanità" ho pescato questo:
L'ultimo teorema
Il calore del sole di Ibiza e il tessuto alienante della sdraio erano perfetti per quelle masturbazioni mentali.
-Tu riduci tutto a leggi matematiche, e non è così. L’amore è qualcosa di più. Lì c’entra l’anima, c’entra l’assoluto. L’amore non è riconducibile a formule matematiche -
- Lascia stare. Tutto è riconducibile alla matematica. Anche l’amore. E se una donna ti fa un certo effetto, è colpa della biologia, dei ritmi vitali, anch’essi figli della matematica -
- Ma per piacere. Puoi sbatterti quando vuoi, ma nemmeno un genio come te potrà mai convincermi che quello che sento per Rita lo si potrebbe ricavare dal quadrato sul cateto per trequattordici. Questa volta ti sbagli. -
- Va bene, allora tra quindi giorni te lo dimostrerò -
L’amico aveva detto la parolina magica. -ti sbagli-. E lui era abituato da piccolo a rendere conto di ciò che diceva. Sempre.
Tornato a casa, passò le ultime due settimane di ferie che gli rimanevano a buttar giù formule su formule. Fece simulazioni, confrontò gli esiti e trovò, come sempre, la soluzione.
Era di appena due righe, elegante e compatta come piaceva a lui. Inconfutabile.
E a fissarla gli venne una gran rabbia dentro.
Il giorno si diresse col portatile in auto verso l’appuntamento. Si fermò lungo la strada ad una famosa vista panoramica. Uscì dall’auto e gettò il computer oltre il parapetto, cento metri di vuoto e poi rocce.
Dopodiché raggiunse l’amico e gli mentì.
Mentre le tre sinusoidi dei miei bioritmi s'intrecciano [stronzata per dire che se un lato della mia vita va bene, almeno un paio ne devono andare male, ma sennò mi annoierei, immagino], sto divertendomi a costruire la seconda parte del mio ultimo raccontino. Questa cosa dello scrivere sta diventando per me quasi uno yoga mentale. Mi pulisce le sinapsi e fa risplendere i neuroni, un vero idraulico psichico.
Ah, e da un universo (molto) parallelo de "Il ballo dell'umanità" ho pescato questo:
L'ultimo teorema
Il calore del sole di Ibiza e il tessuto alienante della sdraio erano perfetti per quelle masturbazioni mentali.
-Tu riduci tutto a leggi matematiche, e non è così. L’amore è qualcosa di più. Lì c’entra l’anima, c’entra l’assoluto. L’amore non è riconducibile a formule matematiche -
- Lascia stare. Tutto è riconducibile alla matematica. Anche l’amore. E se una donna ti fa un certo effetto, è colpa della biologia, dei ritmi vitali, anch’essi figli della matematica -
- Ma per piacere. Puoi sbatterti quando vuoi, ma nemmeno un genio come te potrà mai convincermi che quello che sento per Rita lo si potrebbe ricavare dal quadrato sul cateto per trequattordici. Questa volta ti sbagli. -
- Va bene, allora tra quindi giorni te lo dimostrerò -
L’amico aveva detto la parolina magica. -ti sbagli-. E lui era abituato da piccolo a rendere conto di ciò che diceva. Sempre.
Tornato a casa, passò le ultime due settimane di ferie che gli rimanevano a buttar giù formule su formule. Fece simulazioni, confrontò gli esiti e trovò, come sempre, la soluzione.
Era di appena due righe, elegante e compatta come piaceva a lui. Inconfutabile.
E a fissarla gli venne una gran rabbia dentro.
Il giorno si diresse col portatile in auto verso l’appuntamento. Si fermò lungo la strada ad una famosa vista panoramica. Uscì dall’auto e gettò il computer oltre il parapetto, cento metri di vuoto e poi rocce.
Dopodiché raggiunse l’amico e gli mentì.