| Entropyst ( @ 2002-09-11 02:09:00 |
Lettere a me stesso (ovvero: sinceramente tuo: io)
Ieri notte ho scritto una cosa strana dopo aver letto uia cosa strana e bevuto probabilmente qualcosa di strano. Fatto sta che oggi me la sono riletta e c'ho rimesso mano. Un macello scegliere il titolo, ho provato a farmi aiutare da un'amica con questi risultati:
GianL: proproni un titolo, FORZA
Lenor: un titolo
Lenor: uhm ..
GianL: no, "uhm..." non mi pare un granche'
[...]
GianL: La Notte delle notti
GianL: N maiuscola
Lenor: uhm
GianL: uff
Lenor: sinceramente
GianL: ecco
Lenor: non mi piace molto
GianL: anche distruttiva!
Lenor: maddai e' scontatissimo !!!!!!
GianL: elloso'
[...]
Lenor: chiamalo " the last night in this world" tanto che ci sei
GianL: simpatica :)
Lenor: gneeeeeee
GianL: "Notti magiche" ;P
GianL: inseguendoo un gol
Lenor: inseguendo un gol
Lenor: ahahaha
GianL: toccati naso
[...]
Lenor: io eliminerei la parola "notte"
GianL: hai ragione
Lenor: magari intitolarlo max due parole, o un solo sostantivo o solo aggettivo
GianL: invece pensavo a un titolo lungo, tipo
Lenor: vai
GianL: "Quella cosa che non posso scrivere ma che comunque è buia e piena di stelle (se non è coperto)"
[...]
Lenor: che ne dici di
Lenor: non so
GianL: vai...
Lenor: piove governo ladro
GianL: uhm
Lenor: oppure "per elisa"
GianL: sto dicendoti parole brutte, a mente
Lenor: sono carini
Lenor: eheeheh
[...]
GianL: L'ultimo regalo
GianL: A present from the sky
Lenor: carino
GianL: ok, agiudicato
GianL: +g
Lenor: ok :)
GianL: si mettera' from the?
Lenor: secondo me si
GianL: secondo me pure, ergo facciamo a cazzi nostri
update: recentemente il titolo non mi è piaciuto più e l'ho cambiato, anche grazie alla spinta critica di lavienver
Vabbe', quindi ecco a voi:
L'ultimo regalo
Era la notte in cui il bambino guardò il palloncino sparire nel buio del cielo. Tristemente lo vide mentre il filo scodinzolava verso le stelle. Chiuse gli occhi per la rabbia, piegò le ginocchia e con un balzo lo raggiunse. Quando gli fu accanto vide la luna e la trovo più bella e luminosa. Raggiunse anche lei, la prese tra le mani e con un gridolino di gioia la calciò verso l’infinito.
Era anche la notte in cui il ragazzo col nasone enorme entrò dentro il bar. Pensava di averne la forza, quella sera. Si avvicinò alla cassa, salutò lei, le pagò un caffè e le regalò un ti amo. Lei rispose anche io, da sempre, e da sempre ti aspettavo. La prese per mano e la fece danzare nel locale sulle note del lento più dolce che si potesse immaginare, che solo loro sentivano ma che non per questo era meno stupendo.
Era proprio la notte in cui l’uomo con sessanta primavere sulle spalle capì che erano stati sessanta anni di errori. Che non era vero che tutti volevano fregarlo. Che non era vero che fosse il più furbo di tutti. Che poteva rilassarsi e sorridere. Così si alzò dalla poltrona e con gesto solenne le fece cenno di andare. La cosa di stoffa e metallo ringraziò e goffamente si fermò di fronte la porta. L’uomo le aprì ed essa si precipitò giù per le scale. In pochi minuti era al centro di un immenso prato, incastonata tra il verde e il cielo, e i suoi fiori erano contenti di parlare finalmente coi loro fratellini in fibre e linfa.
Era dunque la notte in cui L. aveva deciso di uccidere N. In strada cercava continuamente con la mano la sicurezza della pistola nella tasca dell’impermeabile. Aveva paura che il suo coraggio non fosse di ferro e che svanisse al momento meno adatto. Arrivò davanti al portone, suonò e si stese al suolo. Allargò le braccia e sprofondò di quel poco da diventare tutt’uno col marmo sotto di lui. I passi di N. gli furono sopra, ma ad L., adesso, non importava.
Era certo la notte che lo stopper del Borgo Sant’Andrea non avrebbe mai dimenticato. Di fronte aveva Digiacomo, il bomber del Real Molino, quello che all’andata gli aveva segnato 3 gol che gli erano costati il posto da titolare. Al primo passaggio che fecero alla punta gli rubò palla e col ferro da stiro che si trovava come piede destro fece un lancio di cinquantametri, da parte a parte, giusto sugli scarpini dell’ala. Pochi secondi dopo era in area, disteso sull’erba, immerso nelle urla del pubblico e negli abbracci dei compagni, che non avevano mai visto un suo gol, figuriamoci uno in rovesciata di tacco.
Era pure la notte in cui Francesca era angosciata per l’interrogazione di domani. A due mura di distanza le urla del litigio la aiutavano a non dormire. Così prese un pennarello e disegnò una porticina appena sotto il poster del suo idolo. La aprì e non fu assolutamente sorpresa di vedere la tartaruga che già la aspettava per portarla in riva al lago, dove un banchetto di dolci e delizie era pronto per lei.
Era quella la notte in cui i gatti abbiarono e i topi miagolarono. In cui gli infermi volarono e i ragionieri dipinsero. In cui gli artisti divennero essenza e le prostitute si vestirono a nozze. Quella notte la musica suonò dovunque e gli occhi di tutti brillarono. Era l’ultima notte del mondo, ed era stato deciso da tempo che fosse una notte speciale.
Ieri notte ho scritto una cosa strana dopo aver letto uia cosa strana e bevuto probabilmente qualcosa di strano. Fatto sta che oggi me la sono riletta e c'ho rimesso mano. Un macello scegliere il titolo, ho provato a farmi aiutare da un'amica con questi risultati:
GianL: proproni un titolo, FORZA
Lenor: un titolo
Lenor: uhm ..
GianL: no, "uhm..." non mi pare un granche'
[...]
GianL: La Notte delle notti
GianL: N maiuscola
Lenor: uhm
GianL: uff
Lenor: sinceramente
GianL: ecco
Lenor: non mi piace molto
GianL: anche distruttiva!
Lenor: maddai e' scontatissimo !!!!!!
GianL: elloso'
[...]
Lenor: chiamalo " the last night in this world" tanto che ci sei
GianL: simpatica :)
Lenor: gneeeeeee
GianL: "Notti magiche" ;P
GianL: inseguendoo un gol
Lenor: inseguendo un gol
Lenor: ahahaha
GianL: toccati naso
[...]
Lenor: io eliminerei la parola "notte"
GianL: hai ragione
Lenor: magari intitolarlo max due parole, o un solo sostantivo o solo aggettivo
GianL: invece pensavo a un titolo lungo, tipo
Lenor: vai
GianL: "Quella cosa che non posso scrivere ma che comunque è buia e piena di stelle (se non è coperto)"
[...]
Lenor: che ne dici di
Lenor: non so
GianL: vai...
Lenor: piove governo ladro
GianL: uhm
Lenor: oppure "per elisa"
GianL: sto dicendoti parole brutte, a mente
Lenor: sono carini
Lenor: eheeheh
[...]
GianL: L'ultimo regalo
GianL: A present from the sky
Lenor: carino
GianL: ok, agiudicato
GianL: +g
Lenor: ok :)
GianL: si mettera' from the?
Lenor: secondo me si
GianL: secondo me pure, ergo facciamo a cazzi nostri
update: recentemente il titolo non mi è piaciuto più e l'ho cambiato, anche grazie alla spinta critica di lavienver
Vabbe', quindi ecco a voi:
L'ultimo regalo
Era la notte in cui il bambino guardò il palloncino sparire nel buio del cielo. Tristemente lo vide mentre il filo scodinzolava verso le stelle. Chiuse gli occhi per la rabbia, piegò le ginocchia e con un balzo lo raggiunse. Quando gli fu accanto vide la luna e la trovo più bella e luminosa. Raggiunse anche lei, la prese tra le mani e con un gridolino di gioia la calciò verso l’infinito.
Era anche la notte in cui il ragazzo col nasone enorme entrò dentro il bar. Pensava di averne la forza, quella sera. Si avvicinò alla cassa, salutò lei, le pagò un caffè e le regalò un ti amo. Lei rispose anche io, da sempre, e da sempre ti aspettavo. La prese per mano e la fece danzare nel locale sulle note del lento più dolce che si potesse immaginare, che solo loro sentivano ma che non per questo era meno stupendo.
Era proprio la notte in cui l’uomo con sessanta primavere sulle spalle capì che erano stati sessanta anni di errori. Che non era vero che tutti volevano fregarlo. Che non era vero che fosse il più furbo di tutti. Che poteva rilassarsi e sorridere. Così si alzò dalla poltrona e con gesto solenne le fece cenno di andare. La cosa di stoffa e metallo ringraziò e goffamente si fermò di fronte la porta. L’uomo le aprì ed essa si precipitò giù per le scale. In pochi minuti era al centro di un immenso prato, incastonata tra il verde e il cielo, e i suoi fiori erano contenti di parlare finalmente coi loro fratellini in fibre e linfa.
Era dunque la notte in cui L. aveva deciso di uccidere N. In strada cercava continuamente con la mano la sicurezza della pistola nella tasca dell’impermeabile. Aveva paura che il suo coraggio non fosse di ferro e che svanisse al momento meno adatto. Arrivò davanti al portone, suonò e si stese al suolo. Allargò le braccia e sprofondò di quel poco da diventare tutt’uno col marmo sotto di lui. I passi di N. gli furono sopra, ma ad L., adesso, non importava.
Era certo la notte che lo stopper del Borgo Sant’Andrea non avrebbe mai dimenticato. Di fronte aveva Digiacomo, il bomber del Real Molino, quello che all’andata gli aveva segnato 3 gol che gli erano costati il posto da titolare. Al primo passaggio che fecero alla punta gli rubò palla e col ferro da stiro che si trovava come piede destro fece un lancio di cinquantametri, da parte a parte, giusto sugli scarpini dell’ala. Pochi secondi dopo era in area, disteso sull’erba, immerso nelle urla del pubblico e negli abbracci dei compagni, che non avevano mai visto un suo gol, figuriamoci uno in rovesciata di tacco.
Era pure la notte in cui Francesca era angosciata per l’interrogazione di domani. A due mura di distanza le urla del litigio la aiutavano a non dormire. Così prese un pennarello e disegnò una porticina appena sotto il poster del suo idolo. La aprì e non fu assolutamente sorpresa di vedere la tartaruga che già la aspettava per portarla in riva al lago, dove un banchetto di dolci e delizie era pronto per lei.
Era quella la notte in cui i gatti abbiarono e i topi miagolarono. In cui gli infermi volarono e i ragionieri dipinsero. In cui gli artisti divennero essenza e le prostitute si vestirono a nozze. Quella notte la musica suonò dovunque e gli occhi di tutti brillarono. Era l’ultima notte del mondo, ed era stato deciso da tempo che fosse una notte speciale.