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Oh, il fatidico ultimo momento, il classico confortevole buon vecchio ultimo momento.. Domani parto per Marina di Ravenna, son due giorni che non dormo poi molto e non sarei in grado di scrivere (difatti c’ho rinunciato, che a scrivere a biro sulla tastiera non si conclude poi molto), ho avuto molti impegni, sì, ma quasi tutti di carattere onanistico, potevano anche essere rimandati, sono sicuro che bastava autospedirmi una lettera di scuse accompagnata da un mazzo di rose rosse per non indispettirmi. Ma no, ho tergiversato, forse anche solo per il gusto di poter scrivere il termine “tergiversare”, ma sotto sotto lo so il vero motivo: fare le cose all’ultimo momento, io vivo per questo. Appunti scolastici presi da altri, letti tutti il giorno prima dell’esame, fare compiti sul treno diretto a scuola, rimandare all’ora precendente l’interrogazione lo studio, lavorare a dei progetti mentre sono al telefono con le persone che li attendevano per il giorno prima.. spiegando di controllare meglio la mail che il lavoro guarda te l’ho mandato ieri come sarebbe che non è arrivato ma insomma queste poste italiane elettroniche sono una disgrazia guarda te lo rispedisco appena rientro che adesso sono in Congo a far merenda scusa non prende bene bzz bzz cia bzzzzzz.. Ragazzi, sono l’uomo dell’ultimo momento. VIGNETTA BUTTATA A CASO PER RI-ATTIVARE L’ATTENZIONE:

Una volta, quando ancora ero alle superiori, la mia naturale ansia mi portava a correre, avere paura dell’esame, pensare di prepararmi il più possibile in anticipo. E in questa frase sta la chiave d’interpretazione del mio mondo: PENSARE di prepararmi. In pratica io dicevo “oddio oddio oddio devo studiare, mettiamoci sul libro, impariamo impariamo”, mica lo facevo, semplicemente giravo vorticosamente intorno al libro secondo movimenti circolari, arrivando a planarci per stanchezza a sera inoltrata. Ecco, col tempo ho imparato a conoscermi ed ad eliminare pian piano queste ansie. Se va sempre così, tanto vale iniziare a studiare la sera tardi no? Così diminuivo la paranoia, ma accorciavo ancora di più il tempo dedito allo studio, in quanto un po’ di rito dell’ansia c’era sempre, ma stavolta mi toccava pure dedicare un po' di tempo al rimorso. Ecco, facciamo che non sto lì a narrare tutti i passaggi che mi hanno portato a portare lo studio sempre più in là, solo che ad un certo punto, in me, si è annullato il senso di urgenza. Semplicemente, non sentivo più il bisogno di studiare perchè l'avrei fatto in questo ipotetico ultimo momento. Gli ultimi anni di accademia, arrivando agli esami impreparato, ero più tranquillo dei compagni che avevano (ahahah) studiato. Mi bastava quell’ultimo momento in cui tutti mi ripetevano a raffica le cose apprese, sommato alla mia faccia tosta, per essere a posto. Beh, va detto che ovviamente la cosa non avrebbe funzionato in una scuola seria, nella mia il diploma è stampato sul retro di un menù macdonnald (che dite, al macdonnald non danno menù? Per forza, se li son presi tutti le accademie d’arte per stamparci dietro i diplomi). Ma è andata così, e questo ha solo consolidato la mia incapacità di provare il senso delle urgenze, tanto che tuttora faccio fatica, e ci provo, a vivere pensando al domani, ma l’unica cosa che riesco a concepire, è l’ultimo momento prima che sia domani. Io vivo di ultimi momenti. Ed eccomi qua, mezzanotte e mi viene ancora da rimandare ‘sto post, nonostante il poco riposo accumulato in questi giorni mi impedisca già di scrivere con lucidità. Ci starebbero ancora un po’ di considerazioni su ‘questa cosa dell’ultimo momento, ma vediamo di tagliar corto che domattina devo prendere un treno e non so nemmeno se ho il retino adatto (questa battuta è così squallida solo per dimostrarvi quando io sia in realtà stanco).
Come detto l’ultima volta, sto partecipando al Beach Tour della Gazzetta, sponsor dell’evento, come tizio che ci ha fatto delle vignette.. Facciamo che rimando alla prossima volta (ah, il dolce rimandare, vi ho mai parlato del dolce rimandare?) il resoconto dell’ambiente, delle belle hostes, del mangiare, delle belle hostes, delle belle hostess, e tutte le altre cose (belle hostess). Per ora si sappia che presenzio allo stand della Gazzenda. A Rimini il mio compito era chiedermi quale fosse il mio compito, dato che gli stand degli sponsor del Beach sono attaccati continuamente da gente anziana che pretende gadget. “Che gadget avete? Non mi piace, dammi la tua maglietta. No? Il cappellino allora. Niente cappellino? Vai a comprarne uno, aspetto”. Non sto (quasi) scherzando. Molti anziani adducono addirittura delle scuse per cui meriterebbero più gadget. Parlano di figli malati, di una famiglia numerosa che li aspetta a casa, mostrano foto di bambini down, un signore addirittura, giuro, ci ha chiesto se poteva avere un altro gadget per sua moglie che poverina è a casa paralizzata. Ora, in che modo un portachiavi in più in famiglia potrebbe aiutare la moglie paralizzata? Perché quello abbiamo al nostro stand, e nemmeno sempre, a volta facciamo solo foto. Ma la gente anziana quindi mi chiedeva a malincuore un ritratto, sia chiaro, come se mi facessero un favore perché un ritratto è un gadget un po’ così così.. forse ai livelli di “tappo di biro”, ma mai a quelli di un portachiavi. Si vabbeh, ma io non sono un ritrattista, cioè, lo sapete come disegno: Un cerchio, una bocca, due occhi. Fine. Le possibilità sono limitate, al massimo vario i capelli, ma non è che sia questo gran risultato. Fortunatamente i vecchi non se la prendevano: si limitavano a chiedere di potermi fare una foto da esibire al prossimo stand, dicendo di essere i miei genitori avrebbero ottenere certo più gadget. A Riva del Garda invece, errore mio, mi son messo a fare alcune vignette di LOV a delle ragazzine che avevano acconsentito a firmare una delle nostre Gazzende-guestbook apprezzando il mio modo spiritoso di minacciarle con un coltello. NON L’AVESSI MAI FATTO (disegnare vignette, mica minacciarle). In pratica, queste ragazze amabili (solo se state leggendo) mi han costretto a produrre in serie un sacco di robba, al che, vedendomi piegato ad elargire "roba", i curiosi sono arrivati, e in poco tempo mi son trovato circondato da gente che chiedeva la sua dose di vignette. Beh, ero lì per quello, credo. Inevitabilmente, hanno iniziato a fiorire richieste personalizzate, estranei che mi chiedevano battute su di loro e la loro vita che, ovviamente, ignoravo; a volte vignette su amici nemmeno presenti fisicamente; infine ritratti e, dopo un po’, di nuovo vecchietti che volevano scattarmi foto. Ne sono uscito massacrato, ma almeno qualcosa ho prodotto. Perché una delle poche cose che può mettere in moto il cervello di uno senza percezione delle urgenze, è esser messo sotto torchio. Anche se alla fine maledirà tutti, ovvio.
Purtroppo, la maggior parte delle cose che ho fatto al momento, sono rimaste in mano di chi le commissionava, quindi non è che ho molto da mostrare. Non che mi dispiaccia, ho sempre concepito le vignette come qualcosa fatta così per ridere tra amici e che poi si tengono, così facevo una volta, mai avuto manie collezioniste sui miei stessi prodotti, nemmeno firmavo ciò che realizzavo perché non ne vedevo la necessità. Ma da quando ho scoperto che in internet c’è gente cattiva che mi ladra, spacciando per sue cose mie, l’era dell’innocenza è finita. Ma soprattutto, da quando ho capito che se inizio a concepirle come “prodotti”, posso guadagnare il rispetto dei miei vicini per via di cose come TA-DAN, queste:

Già, avete visto giusto: LENZUOLA A FIORELLINI. Come si fa a non invidiarmi?
Torniamo al discorso del Beach, che sto tirando questo "ultimo momento" troppo per le lunghe. Qualcosa mi è rimasto: ho avuto la fortuna di trovare gente che si è premurata di fotocopiare i fumetti fatti e lasciarmene una copia. Che poi i fumetti-storie cerco di evitarli: troppo lunghi da fare e non è che posso star lì fermo per mezzora(o anche di più) davanti a gente che mi fissa, inibendomi, a disegnare cose di dubbio gusto. Ma se me ne rimane una copia, allora un pochetto lieto lo sono. Pure se ti han messo in difficoltà, ad esempio, due pallavoliste che a fine gara arrivano da te, si siedono e dicono: -facci una vignetta -ehm.. si ma ditemi qualcosa di voi su.. -beh, io sono la numero ## in classifica -… -… -ehm.. qualcosa di più? -Boh. Ah ecco, quando faccio punto lei mi dice “brava!” e io rispondo “brava te!” -…
Ma che, posso negarmi a due ragazze tanto belle, gentili, più alte di me e muscolose sedute al tavolo con me e che mi fissano come se fossero pronte ad una schiacciata? Certo che no

[ i riquadri sono stati aggiunte successivamente, altrimenti il viziato lettore di internet poteva avere di che lamentarsi] Le ringrazio ancora di esser tornate con una fotocopia per me, ma, SOPRATTUTTO perché quando chiedevo di mostrarmi loro parti anatomiche necessarie al mio disegno (perché, si sa, io disegno seguendo accuratamente l’anatomia umana) non hanno esitato a mostrarle. Ragazze, vi voglio bene.
Poi però ho rifuggito i fumetti per tutta la giornata, troppo lunghi, troppo tempo, e non è che ho una storia su ogni persona che dice di chiamarsi John. Ma la voce si era sparsa, perlomeno tra lo staff. E così arrivano la mattina dopo, due di loro si presentano. Non so di cosa si occupino, ma so che al mattino regolano l’altezza delle reti per farla combaciare con un’apposita riga di 2 metri e 24 cui devono corrispondere, poi arriva sto tizio che misura con la mano la rete e dice che l’altezza non è giusta,e gli fa rifare tutto il lavoro. Sempre. Perché il metallo si deforma, dice. Daw, potresti fare un fumetto? Mi son sentito il difensore degli oppressi.

Ragazzi, sappiate che non dovevate tenervi la fotocopia. A fine Tour mi ammazzeranno, e coi ricavati della vendita dell’originale un calippo ne viene fuori.
Ho scritto un puttanaio, ci sarebbero ancora cose da dire, ma mi han fatto già notare più volte che la gggente vuole fumetti e non parole da me, piccola fiammiferia sola al mondo, e io altre fotocopie non ne ho, anche se la mole di roba fatta era buona (anche se ho riciclato parecchio eh). Poi la qualità sarà bassa, ma son disegni improvvisati in condizioni proibitive e in risposta a richieste bislacche.. non che ci si potesse aspettare poi molto. Ad ogni modo ricordo a chi mai dovesse passare ad una tappa del Beach Tour che:
1- è comunque gratis 2- se avete una prole numerosa o un parente paralizzato ne potete avere due (PRESTO! Corri anche tu a privare di qualche arto la simpatica nonnina!) 3- fra un mese ci si compra un calippo, buttalo via..
Ora chiedo venia, ma "l’ultimo momento è finito" già da un pezzo, domani è giunto e mi rimangono 5 ore di sonno. Sigh. Scappo.
CONTINUA..
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